I discorsi - Parrocchia San Vincenzo

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I discorsi

Vita della parrocchia > Notizie ecclesiali > Visita del Papa a Milano
Il 25 marzo, nella solennità della Annunciazione, Papa Francesco è venuto in visita a Milano. Visita attesa da un anno e rinviata per gli impegni del Papa durante l’anno del Giubileo della Misericordia. Dopo la visita alle “Case Bianche” e in Duomo per l’incontro con i sacerdoti e i consacrati il Papa ha raggiunto il parco di Monza dove lo attendevano circa un milione di lombardi e tra questi 400 pellegrini della parrocchia di San Vincenzo de’ Paoli. 8 gruppi di circa 50 persone ognuno si è trovato, obbedendo alle indicazioni del coordinatore Massimo Vanoli,  
alle
ore 8.10
in Chiesa o nelle sue immediate vicinanze per poi procedere tutti insieme, ma incolonnati per gruppo,  al passante ferroviario di piazza 8 novembre per raggiungere la stazione di Porta Garibaldi e da lì proseguire per quella di Monza. Dopo 4 chilometri circa a piedi i gruppi sono giunti nel parco di Monza sino all’area della Messa. Ha qualcosa di miracoloso il fatto di non esservi stati dispersi!

La musica leggera di Radio 105 ci ha tenuto compagnia durante il pranzo al sacco e l’attesa del Papa. Grande emozione e grande festa al Suo arrivo! La Santa Messa è stata ascoltata in silenzio e con grande partecipazione. Lascio ora lo spazio all’omelia che il Santo Padre ha pronunciato durante la Santa Messa e al ringraziamento che il nostro Cardinale Angelo Scola ha manifestato al Santo Padre.

SANTA MESSA - OMELIA DEL SANTO PADRE

Abbiamo appena ascoltato l’annuncio più importante della nostra storia: l’annunciazione a Maria (cfr Lc 1,26-38). Un brano denso, pieno di vita, e che mi piace leggere alla luce di un altro annuncio: quello della nascita di Giovanni Battista (cfr Lc 1,5-20). Due annunci che si susseguono e che sono uniti; due annunci che, comparati tra loro, ci mostrano quello che Dio ci dona nel suo Figlio. L’annunciazione di Giovanni Battista avviene quando Zaccaria, sacerdote, pronto per dare inizio all’azione liturgica entra nel Santuario del Tempio,  mentre tutta l’assemblea sta fuori in attesa. L’annunciazione di Gesù, invece, avviene in un luogo sperduto della Galilea, in una città periferica e con una fama non particolarmente buona (cfr Gv 1,46), nell’anonimato della casa di una giovane chiamata Maria. Un contrasto non di poco conto, che ci segnala che il nuovo Tempio di Dio, il nuovo incontro di Dio con il suo popolo avrà luogo in posti che normalmente non ci aspettiamo, ai margini, in periferia. Lì si daranno appuntamento, lì si incontreranno; lì Dio si farà carne per camminare insieme a noi fin dal seno di sua Madre. Ormai non sarà più in un luogo riservato a pochi mentre la maggioranza rimane fuori in attesa. Niente e nessuno gli sarà indifferente, nessuna situazione sarà privata della sua presenza: la gioia della salvezza ha inizio nella vita quotidiana della casa di una giovane di Nazareth. Dio stesso è Colui che prende l’iniziativa e sceglie di inserirsi, come ha fatto con Maria, nelle nostre case, nelle nostre lotte quotidiane, colme di ansie e insieme di desideri. Ed è proprio all’interno delle nostre città, delle nostre scuole e università, delle piazze e degli ospedali che si compie l’annuncio più bello che possiamo ascoltare: «Rallegrati, il Signore è con te!». Una gioia che genera vita, che genera speranza, che si fa carne nel modo in cui guardiamo al domani, nell’atteggiamento con cui guardiamo gli altri. Una gioia che diventa solidarietà, ospitalità, misericordia verso tutti. Al pari di Maria, anche noi possiamo essere presi dallo smarrimento. «Come avverrà questo» in tempi così pieni di speculazione? Si specula sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia. Si specula sui poveri e sui migranti; si specula sui giovani e sul loro futuro. Tutto sembra ridursi a cifre, lasciando, per altro verso, che la vita quotidiana di tante famiglie si tinga di precarietà e di insicurezza. Mentre il dolore bussa a molte porte, mentre in tanti giovani cresce l’insoddisfazione per mancanza di reali opportunità, la speculazione abbonda ovunque. Certamente, il ritmo vertiginoso a cui siamo sottoposti sembrerebbe rubarci la speranza e la gioia. Le pressioni e l’impotenza di fronte a tante situazioni sembrerebbero inaridirci l’anima e renderci insensibili di fronte alle innumerevoli sfide. E paradossalmente quando tutto si accelera per costruire – in teoria – una società migliore, alla fine non si ha tempo per niente e per nessuno. Perdiamo il tempo per la famiglia, il tempo per la comunità, perdiamo il tempo per l’amicizia, per la solidarietà e per la memoria. Ci farà bene domandarci: come è possibile vivere la gioia del Vangelo oggi all’interno delle nostre città? E’ possibile la speranza cristiana in questa situazione, qui e ora? Queste due domande toccano la nostra identità, la vita delle nostre famiglie, dei nostri paesi e delle nostre città. Toccano la vita dei nostri figli, dei nostri giovani ed esigono da parte nostra un nuovo modo di situarci nella storia. Se continuano ad essere possibili la gioia e la speranza cristiana non possiamo, non vogliamo rimanere davanti a tante situazioni dolorose come meri spettatori che guardano il cielo aspettando che “smetta di piovere”. Tutto ciò che accade esige da noi che guardiamo al presente con audacia, con l’audacia di chi sa che la gioia della salvezza prende forma nella vita quotidiana della casa di una giovane di Nazareth. Di fronte allo smarrimento di Maria, davanti ai nostri smarrimenti, tre sono le chiavi che l’Angelo ci offre per aiutarci ad accettare la missione che ci viene affidata.
1. Evocare la Memoria
La prima cosa che l’Angelo fa è evocare la memoria, aprendo così il presente di Maria a tutta la storia della Salvezza. Evoca la promessa fatta a Davide come frutto dell’alleanza con Giacobbe. Maria è figlia dell’Alleanza. Anche noi oggi siamo invitati a fare memoria, a guardare il nostro passato per non dimenticare da dove veniamo. Per non dimenticarci dei nostri avi, dei nostri nonni e di tutto quello che hanno passato per giungere dove siamo oggi. Questa terra e la sua gente hanno conosciuto il dolore delle due guerre mondiali; e talvolta hanno visto la loro meritata fama di laboriosità e civiltà inquinata da sregolate ambizioni. La memoria ci aiuta a non rimanere prigionieri di discorsi che seminano fratture e divisioni come unico modo di risolvere i conflitti. Evocare la memoria è il migliore antidoto a nostra disposizione di fronte alle soluzioni magiche della divisione e dell’estraniamento.
2. L’appartenenza al Popolo di Dio
La memoria consente a Maria di appropriarsi della sua appartenenza al Popolo di Dio. Ci fa bene ricordare che siamo membri del Popolo di Dio! Milanesi, sì, Ambrosiani, certo, ma parte del grande Popolo di Dio. Un
popolo formato da mille volti, storie e provenienze, un popolo multiculturale e multietnico. Questa è una delle nostre ricchezze. E’ un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività e a celebrare la novità che proviene dagli altri; è un popolo che non ha paura di abbracciare i confini, le frontiere; è un popolo che non ha paura di dare accoglienza a chi ne ha bisogno perché sa che lì è presente il suo Signore.
3. La possibilità dell’impossibile
«Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37): così termina la risposta dell’Angelo a rimaniamo prigionieri delle nostre capacità, delle nostre forze, dei nostri Maria. Quando crediamo che tutto dipenda esclusivamente da noi miopi orizzonti. Quando invece ci disponiamo a lasciarci aiutare, a lasciarci consigliare, quando ci apriamo alla grazia, sembra che l’impossibile incominci a diventare realtà. Lo sanno bene queste terre che, nel corso della loro storia, hanno generato tanti carismi, tanti missionari, tanta ricchezza per la vita della Chiesa! Tanti volti che, superando il pessimismo sterile e divisore, si sono aperti all’iniziativa di Dio e sono diventati segno di quanto feconda possa essere una terra che non si lascia chiudere nelle proprie idee, nei propri limiti e nelle proprie capacità e si apre agli altri. Come ieri, Dio continua a cercare alleati, continua a cercare uomini e
donne capaci di credere, capaci di fare memoria, di sentirsi parte del suo popolo per cooperare con la creatività dello Spirito. Dio continua a percorrere i nostri quartieri e le nostre strade, si spinge in ogni luogo in cerca di cuori capaci di ascoltare il suo invito e di farlo diventare carne qui ed ora. Parafrasando sant’Ambrogio nel suo commento a questo brano possiamo dire: Dio continua a cercare cuori come quello di Maria, disposti
a credere persino in condizioni del tutto straordinarie (cfr Esposizione del Vangelo sec. Luca II, 17: PL 15, 1559). Il Signore accresca in noi questa fede e questa speranza.

RINGRAZIAMENTO DEL CARDINALE ANGELO SCOLA
Santità, dopo la celebrazione eucaristica in questo parco trasformato oggi in una cattedrale a cielo aperto, e prima di incontrare allo Stadio di San Siro i ragazzi e le ragazze Cresimandi e Cresimati di quest'anno, voglio dirLe il grazie di tutto il popolo di Dio delle terre ambrosiane e lombarde per questa giornata che ha voluto passare con noi. La presenza così numerosa, l’applauso di tutti questi fedeli, ma anche la sorprendente presenza di una folla multiforme lungo tutti i tragitti, dicono meglio di ogni parola la nostra gratitudine. È una giornata non ancora conclusa, ma già molto densa di grazia. Oggi tutti noi abbiamo potuto sperimentare, ancora una volta, la verità di una celebre affermazione del nostro padre Ambrogio, citata però solitamente solo a metà: «
Dove è Pietro, là dunque è la Chiesa. Dove è la Chiesa, là non c’è la morte, ma la vita eterna
» (
Expositio in Ps.
XL,30). I gesti che Lei ha compiuto ci offrono una significativa prospettiva per l’evangelizzazione di questa nostra metropoli lombarda. In particolare l’abbraccio ai più poveri, agli immigrati, il paziente saluto ad uno ad uno a tutti i carcerati, il pranzo con loro, ci ricordano anche di pregare per le vittime del tragico attentato di Londra, per i loro cari e anche per due detenuti che l’altro ieri si sono tolti la vita proprio qui, nel carcere di Monza. Ma i suoi gesti, i suoi esempi, la sua cultura di popolo, i suoi insegnamenti che costituiscono un tutt’uno nel suo magistero, ci indicano la strada perché Gesù Cristo nostra pace, Gesù che è la bellezza, la verità, la bontà, la giustizia, Gesù di cui tutte le donne e tutti gli uomini delle nostre terre hanno bisogno, raggiunga tutti coloro che le abitano e tocchi il loro cuore. I poveri – dice
Evangelii Gaudium
– «
hanno molto da insegnarci. Oltre a partecipare del
sensus fidei
, con le proprie sofferenze conoscono il Cristo sofferente
» (EG 138). Il loro sguardo, nella sua dolorosa semplicità, illumina e dilata il nostro sguardo, troppo spesso così parziale. Lo sguardo europeo è ancora troppo soggiogato da eccessivi intellettualismi e da troppa fiducia in tecnocrazie ed analisi. Dal primo giorno del Pontificato, il Suo stile di esercizio del ministero di Pietro è espressione di questa testimonianza intera. Da qui scaturisce la nostra gratitudine per il modo gioioso e stimolante del Suo essere con tutti i suoi figli e oggi con noi in particolare in questa intensissima giornata. Vogliamo che questa gratitudine ci insegni come camminare Oggi è la Solennità dell’Annunciazione in cui ricordiamo che Dio si è fatto uno come noi. Attraverso il “fiat” di Maria l’eternità entra nel tempo e la possibilità di compimento è donata ad ogni donna e ad ogni uomo. Come espressione di gratitudine per la sua visita, oltre a un segno per la carità del Papa, consegniamo a partire da oggi le chiavi di 55 appartamenti. Sono stati acquisiti dalla Diocesi, restaurati e verranno dati a partire da oggi a famiglie bisognose. Come Lei non si stanca mai di chiedere, Le assicuriamo, Santità, la nostra preghiera quotidiana. Chiediamo alla Madonnina che, come diceva un po’ esagerando Alessandro Manzoni, sotto questo cielo di Lombardia “che è bello quando è bello” si vede da ogni punto della Diocesi, chiediamo a Lei di stendere sempre un lembo del suo manto a protezione del Successore di Pietro.
Grazie, Santità.


 
 
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