La testimonianza di Mons. Dell'Oro - Parrocchia San Vincenzo

Vai ai contenuti

Menu principale:

La testimonianza di Mons. Dell'Oro

Vita della parrocchia > Altre attività > Pomeriggi Insieme. > Ultimi incontri
Appunti dalla testimonianza.
Immagini del Kazakhstan (01-21)
 
1.      
Avvento è la venuta del Figlio di Dio nel mondo.
 
(22)
L’Avvento, prima di essere qualcosa che facciamo noi, prima di essere una nostra preparazione al Natale di Gesù, è qualcosa che fa Dio, è Lui che vuole venire da noi, nel nostro mondo; è Lui che vuole farsi carne, diventare uomo per abitare in mezzo a noi.
Infatti la parola “Avvento” vuol dire “venuta”:
(23)
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio… E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,1.14).
 
(24)
La Madonna ci aiuta a capire il rapporto tra l’Avvento e la Missione.
La Missione, cui Dio ha chiamato Maria, è quella di dare al mondo Gesù, il Salvatore.
Ma Maria può donarci Gesù, perché gli ha permesso di farsi carne nel suo grembo.
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù»…
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei” (Lc 1,26-31.38).
 
(25)
Perciò la Missione è il frutto, operato da Dio stesso, della Presenza del Verbo fatto uomo nel mondo, attraverso di noi, se io gli permetto di prendere carne nella mia vita, così che traspaia e possa essere donata a tutti coloro che il Signore mi dà di incontrare.
 
Per questo, il tempo dell’Avvento è il tempo dell’attesa e della domanda che Lui venga, che Lui si faccia carne nella nostra persona e in tutte le circostanze, che Lui ci dà da vivere.
 
2.      
Missione è dare a tutti Colui, che abbiamo accolto e si è fatto carne nella nostra
vita.
 
(26-27) Don Giussani
: A Gudo Gambaredo, qualche giorno prima di partire come “Fidei donum” mandato dal card. Martini per il Kazakhstan, don Giussani ha voluto salutarmi e, durante quel breve incontro, mi ha detto queste parole: “La missione non dipenderà dalle cose belle che saprai fare, dalle iniziative importanti che metterai in piedi, ma dal cambiamento che permetterai a Cristo di compiere nella tua vita. La missione sarà semplicemente l’esito gratuito del tuo cambiamento. La missione è semplicemente la coincidenza della tua presenza con la Presenza di Cristo. Allora la gente, l’uomo, di questo si accorge e ne è toccato(28).
 
(29) Cfr. Asset
: “Siete venuti dalla lontana Italia e Gesù è venuto qui e io l’ho incontrato”.
 
(30)
Maria è l’esempio originale della missione, che per lei è stata quella di dare al mondo “fisicamente” la presenza di Dio fatto uomo. Ma Maria ha potuto vivere il suo compito, perché per prima ha permesso a Dio di renderla luogo della sua Presenza.
(31-32) Incontro
con Papa san Giovanni Paolo II.
 
A.    
  Il primo luogo di aiuto alla mia conversione, a consegnare la mia vita nelle mani di Gesù è stata una “casa”, in cui vivevo con amici che mi facevano costantemente memoria della sua Presenza. (33-46) Orbita e dintorni.
 
(47-56) Cfr. Casa all’Orbita
. Prima 1 casa (Karaganda), poi 2 (Almaty), poi 3 (Astana). Regola di preghiera e condivisione della vita. Poi ognuno andava a lavorare o servire là dove era chiamato.
La missione non è uno sforzo, ma è il rendersi visibile e incontrabile del fascino che Cristo esercita sulla nostra esistenza attraverso la vita della Comunione cristiana e che non possiamo più tenere solo per noi, è l’eccezionalità, la bellezza e la verità dell’incontro con Lui.
 
B.
   Il secondo modo per permettere a Gesù di cambiare la mia vita era di accogliere e vivere le “circostanze”, che Lui mi donava.
 
1.1.   
 Il Vescovo, mons. Jan Pawel Lenga, mi chiese di registrare la Caritas nazionale.
I 3 bisogni più urgenti, che la realtà di allora mi ha mostrato erano: (57-63) cibo (mense per i bambini poveri), (64-65) salute (punti medici), (66-71) istruzione (corsi computer).
E altri bisogni: (72-75) vedove Shakhtinsk; (76-77) anziane sole di Karaganda; (78-81) Bambini Karaganda; (82-84) altri Karaganda; (85-90) piccolo Sasha e Battesimo sua mamma.
(91)
Il criterio: riconoscere il bisogno immediato e, nel tentativo di rispondervi, offrire di più, offrire Gesù. Come fa Gesù stesso nel Vangelo (cfr. paralitico, 10 lebbrosi). Come ha fatto la Madonna andando a visitare Elisabetta:
 
(92-93)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1,39-45).
 
(94-100)
La Messa settimanale a Prishakhtinsk. Cfr. Vino gelato.
 
1.2.   
L’insegnamento dell’italiano.
(101-103)
Università Lingue, (104-109) Statale e (110-112) Corsi all’Orbita.
Come far incontrare Gesù ai giovani?
(113-133)
Attraverso l’insegnamento (musica popolare e cucina italiana) nei giovani nascevano domande e il desiderio di passare del tempo insieme fuori dell’università.
Studio insieme, (134-143) gioco, (144-148) gite, (149-157) canto, (158-179) vacanze.
(180-188)
Poi abbiamo proposto loro l’esperienza della Caritativa, che immediatamente ha corrisposto al bisogno naturale del cuore umano di condividere la vita con altri. Condividere un po’ della vita dell’altro ci fa scoprire una cosa grande e misteriosa, che non siamo noi a farli contenti, ma è un Altro. Allora scopriamo che Cristo è il senso della nostra vita.
 
(189-195)
La maggior parte di loro non sapeva nemmeno chi era Gesù (musulmani) o non era mai entrata in una chiesa (ortodossi). Ma, stando con noi, la loro vita cambiava e allora cominciavano a venire alla Catechesi, al Raggio, ai Ritiri o agli Esercizi spirituali, (196-207) alla Via Crucis, che proponevamo loro il Venerdì santo, per conoscere meglio Gesù e diventare di più suoi amici.
(208-235)
Dopo un certo tempo qualcuno diceva: “È Gesù quello che ho incontrato, chiedo di diventare suo amico, chiedo il Battesimo o la prima Comunione nella Chiesa cattolica”.
 
(236-249)
Per me la missione è stato di vivere quello che mi era dato per lasciare entrare di più Gesù nella mia vita e, vedere i miracoli che Gesù andava facendo. I miracoli più grandi erano il cambiamento di questi giovani, vedere come loro incontravano Gesù.
Da noi, all’inizio, ci sono i Sacramenti e poi, crescendo, rischiamo di dimenticare Gesù; per loro, all’inizio, c’era l’incontro con Gesù (non sapevano chi fosse) e solo dopo il Sacramento.
 
Dopo 12 anni mi sono ammalato (5 ernie del disco) e sono dovuto tornare in Italia. Pensavo per sempre. In quel momento ho capito perché Gesù aveva permesso questo: mi ero abituato ai suoi miracoli, anzi un po’ me ne ero impossessato.
 
(250-256)
Dopo 3 anni, quando Gesù, attraverso Papa Benedetto XVI, mi ha rimandato indietro in Kazakhstan, come Vescovo ad Atyrau, ho capito ancora di più che era una “chance”, un’ultima occasione, per la mia conversione.
 (257-265) La vocazione non è data una volta per sempre, perchè il Signore continua a chiamarci e ad affidarci un compito, una missione e così, dopo solo 2 anni, Papa Francesco mi ha mandato a Karaganda, città da cui avevo iniziato la missione 18 anni prima.
(266-274)
L’avvenimento più significativo è stata la Beatificazione di padre Wladislav Bukowinski, l’11 settembre del 2016.
(275-289)
Due sono le più grandi provocazioni, cui il Signore mi chiama a rispondere: la cura dei Sacerdoti e delle Suore e (290-291) l’educazione cristiana dei Giovani.
 
(292-296)
Cattedrale illuminata e di giorno da lontano.
 
Come la Madonna ha accolto Gesù nel suo grembo e lo ha dato alla luce nella grotta di Betlemme per tutti gli uomini, per i vicini (pastori) e per i lontani (magi), così tutti noi, nessuno escluso, secondo le forme e i modi che Dio ci dà, siamo chiamati a permettere che Gesù prenda sempre più carne nella nostra vita, per poterlo poi donare, nel mondo e nella società di oggi, a tutti gli uomini.
La missione è il frutto dell’accoglienza dell’Avvento, cioè della venuta, del Natale di Gesù.
Concludendo
: il metodo della Missione è appartenere a Cristo far parte del suo Corpo che è la Chiesa; se questo accade realmente nella nostra vita, Lui traspare per gli altri.
Qual è infatti l’unico problema del mondo? La felicità del “singolo” uomo!
Qual è la cosa più grande e più utile che possiamo fare per vivere con uno scopo e con gusto? Rendere felice anche una sola persona. Come?
Facendogli conoscere e amare, attraverso la nostra vita cambiata, Gesù. Noi siamo stati chiamati, proprio come i primi cristiani, a comunicare all’uomo, ad ogni uomo, che il supremo interesse della vita, cioè il Destino. La pienezza della felicità non è irraggiungibile, non è un’utopia, ma è una Presenza fra noi, che rende più vera e più lieta la nostra vita. Si può essere testimoni solo di un Fatto, di un Avvenimento, che è presente e che perciò opera adesso. È un “luogo” ed è una “presenza” ciò che genera la missione, cioè che rende presente Cristo come salvezza del singolo uomo e di tutto il mondo.
 
Torna ai contenuti | Torna al menu